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Il blog di Federico Mercuri

lunedì 21 luglio 2008

Ri(e)voluzioni

Va da sè che ogni stimolo proveniente da Elle è di difficile percezione e sviluppo.
Penso che lei, conoscendomi nella maniera in cui mi ha conosciuto, creda che il tema della “Rivoluzione” sia di mia facile interpretazione.
Non è così.
Non per la sua vastità, ma per le implicazioni che ha nel quotidiano.
Ma proviamo a mettere in fila alcune idee e vediamo cosa esce.
Il tema della Rivoluzione oggi, a differenza di 40-50 anni fa, non trova applicazione in quel “cerchio della vita” che è diventata la cultura occidentale.
Non vi è più resistenza o opposizione in grado d’incrinare questa sfera.
I movimenti che negli ultimi anni hanno cercato di guerreggiare con “lo stato di cose presente” (vedi i No Global) sono stati, in un periodo relativamente breve, risucchiati e contaminati.
A riprova di quanto scritto, e per sancire il fallimento di una generazione, la mia (che in pratica ha visto cambiare solo se stessa) andate a vedere i ruoli (non proprio alternativi) in cui sono allocati i leader di quegli anni.
Il tema della Rivoluzione si è spostato da una topografia materiale allocata in luoghi simbolo sia geograficamente, come Sud America o Africa, o di sottobosco urbano, come fabbriche e campagne, in una battaglia del tutto interiore e molto più subdola.
In una “topografia morale” in cui ognuno combatte contro se stesso, per non omologarsi, non lasciarsi andare, non arrendersi.
Per trovare ogni giorno un motivo che spinga a difendere, con ostinata disperazione, l’ultimo centimetro di libertà rimasta.
Non è facile. I fantasmi interiori sono molto più pericolosi degli avversari politici.
Nel pantano creato dai propri dubbi, dagli amici di sempre visti morire o partire, dalle tue idee picconate da chi avevi, a costo di sangue e sudore, delegato a difendere, è facile non ritrovare più “il sol dell’avvenir”
In questo miasma infernale è quasi comprensibile lasciarsi andare.
La vita diventa un incedere poco elegante volto a ricercare, nel crepuscolo che ci circonda, un raggio di luce.
Molte volte occorre fermarsi, guardare dietro la siepe e chiedersi se nella propria storia personale ci sia quel tanto che basta per poter dire di aver vissuto.
Non ho le capacità, e tanto meno l’ardire, di giudicare la vita degli altri. Posso solo cercare, con sufficiente obiettività, di analizzare la mia.
Io cresciuto a pane e PCI. Io che ho visto le Frattocchie ammantate di rosso e l’anno dopo la falce e martello seppellita sotto una quercia.
Io cresciuto con le parole di Falcone e Borsellino nel cuore.
Io che ho sfidato le bombe della mafia per difendere negli anni difficili del processo a Brusca e Riina altri magistrati coraggiosi, per ritrovarmi Cuffaro e Lombardo al potere, Crisafulli in parlamento e Rita Borsellino relegata al ruolo di extra parlamentare.
Io Comunista abituato alla sconfitta e per questo sempre dalla parte degli sconfitti.
Io che non riesco più a gioire neanche delle piccole vittorie, continuando a ripetere alla fine di tutto: “Sugnu sulu stancu”.
Io che da alcuni anni a questa parte non riesco quasi più a sopportare la faccia che vedo nello specchio.
Io che per perseguire delle idee in cui credo mi ritrovo a scontrarmi col grande amore della mia vita e a guardare un cielo straniero mentre i pirati violentano non solo la mia terra ma, peggio, l’anima e la dignità della mia gente.
Io, che dovendo mettere sulla bilancia gioie e dolori, vittorie e sconfitte, avrei tutti i motivi per dire: ”Basta, mi fermo qui”.
Io sinceramente vi scrivo che sono orgoglioso delle mie “Rivoluzioni”. Di quello che ho scritto, di quello che ho fatto e con chi l’ho fatto.
Perché mentre il manganello può sostituire il dialogo le parole non perderanno mai il loro potere, perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per chi vorrà ascoltare e leggere all’affermazione della verità.E’ la verità è: che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.
Cedere all’idea che tutto sia finito, che le ideologie siano morte, e con loro la nostra dignità, è morire ogni giorno un poco. Io voglio vivere, non lasciarmi vivere.
Tornando indietro rifarei tutto. Perché la vita non ha un senso se hai paura di una bomba o di un fucile puntato. Se temi l’abbandono o la solitudine.
I miasmi della Topografia morale del “campo del vasaio” non appartengono a chi crede in qualcosa di più alto della sua stessa esistenza. In quell’ idea folle, ma nello stesso tempo esaltante, che dice: Gli uomini sono tutti uguali.

Pochi giorni fa ha visto un operaio, un uomo del popolo, veder laureare la figlia in medicina con 110 e lode.
Guardarlo stagliarsi tra medici e notai, vedere i suoi occhi onesti bagnati dalle piccole onde di quel grande mare interiore chiamato pianto, mi fa pensare che questa sua storia personale sia, in quest’era di nulla ammantato di niente, una lucciola nella notte della ragione.
Perché in un'epoca come quella in cui viviamo continuare a credere nella rivoluzione ha già di per se qualcosa di rivoluzionario.


Grazie a Gaetano Alessi
www.gaetanoalessi.blogspot.com

Capitolo 1

Sembrava veramente convinto. Non c’era una sola ruga d’espressione che smentiva la sua determinazione e cominciai a credergli.
“Nun c’è gnente da fa” strillava, “nun so certo sti politici che se ritrovamo, a esse capaci de cambià ‘e cose! Ma come te viè in mente da pensà che annà a votà oggi, vor dì che quer quarcuno che viè eletto poi fa quello che t’ha garantito, nun è vero gnente!!” La gola paonazza vibrava sotto le vergate delle corde vocali inferocite, e Gino non aveva intenzione di capitolare. “Ma quale politica te sto addì! Qui c’è vò ‘na rivoluzione! Quella Si che cambia e cose!... a politica… ancora…”
“Signorì che je servo?”
Rimasi atterrita dallo sguardo taurino del mio macellaio mentre , ancora una volta, quella parola mi girava vorticosamente nel cervello. Rivoluzione.
“A Signorì, così famo notte!!”
“Si, uhm mi scusi… un petto di pollo, grazie”
Osvaldo del bar all’angolo, il malcapitato interlocutore di Gino, smise di addurre le sue motivazioni per aver votato l’attuale Presidente del Consiglio e provò con: “Ho capito a Gì, solo che qui finchè magnano tutti, t‘a poi scordà a rivoluzione.. A vedi a signorina come sta bene?”
Presi il mio pollo e mi incamminai verso casa, dedicando metà tragitto alle parole di Gino, e l’altra metà a capire se Osvaldo avesse fatto allusioni al mio peso forma.
In un breve lasso di tempo, che arriva sino ad oggi, non era la prima volta che mi toccava il concetto di Rivoluzione. Alcuni giorni prima mi ero trovata a parlarne con un giovane di un centro sociale, molto impegnato e molto istruito, il quale sosteneva che oggi in Italia ci sono tutti i presupposti per una grande mobilitazione che ristabilisca la libertà e la democrazia in questo paese, così diceva. Certo il suo monologo era di gran lunga più complesso, ma faccio fatica a riportarne i punti salienti perché, in fondo, non mi sento vicina a nessuna rivoluzione. Non ho ereditato granché dalle generazioni precedenti, quelle del ’68 o del ’77, e mi chiedo: cosa vuol dire oggi fare una Rivoluzione.
Così comincia questa storia. Con una domanda.
La prima persona a cui la girai è il mio amico Fede, 34enne, laureato in filosofia, con il ciuffo punk e la telecamera sempre in spalla. Aveva senz’altro le idee più chiare di me, ma nessuno dei due si sentiva più che un turista nel mare delle grandi azioni rivoluzionarie. Fu proprio durante quel dialogo scombussolato che prendemmo la decisione.
Noi siamo pronti ad intraprendere questo viaggio e chiediamo a gran voce il vostro aiuto, ricordando che, come disse il maestro rivoluzionario Piero Gobetti, "non cerchiamo lettori, ma collaboratori".
Benvenuti in: UN’ALTRA RIVOLUZIONE
Elle

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Sono nato il 28 settembre del 1973, sono stato allevato amorevolmente dai miei genitori Mario e Luciana in una ridente cittadina dei castelli romani, al secolo Albano Laziale, insieme alle mie due sorellone Cristina e Laura. Vivo a Roma dal 2007.
Mi sono laureato in filosofia alla sapienza di Roma nel 2002 e dal 2002 mi occupo di comunicazione sui nuovi media.
Qualora foste interessati questo è il mio CV.
Qui trovate alcune interviste, servizi e reportage video che ho realizzato.
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Questa è la pagina della mia band: i MADENITA

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